BENIAMINO PLACIDO R.I.P.

Fugo subito ogni dubbio: il Beniamino Placido di cui parlo è il nostro ficus benjamin, quello che mi ha sempre guardato le spalle mentre scrivevo i miei post e adesso incombe rinsecchito e platealmente defunto tra la libreria e la scrivania. Insomma, nessuno scherzo di cattivo gusto ai danni di noti critici televisivi.

Beniamino (detto Ben) era parte di una famiglia di freaks che vive nella nostra casa, insieme a Maria Callas (la calla, che neppure lei sta tanto bene), Misery Nondevemorire (la miseria che invece muore e resuscita ogni anno), la Peppa (una pianta non meglio identificata che pare un incrocio tra la lattuga e un ultracorpo), Ortis (l’ortensia che non fiorisce), Pungy (un robusto agrifoglio mutante) e una serie di piante grasse anonime ma dure a morire.

Tutti i nostri amici vegetali sono sempre stati trattati bene. Si tratta solo di una questione di ambiente. L’ambiente di CasaIzzo è ostile ad ogni forma di vita vegetale. Certo, ci sono le eccezioni. Rosy, la rosa di Jericho, può stare mesi interi senza acqua e senza patire, mentre Bambi 1 e 2 (le due canne di bamboo) sembrano espandersi tanto più quanto meno vengono curati. Anche Hippopotus (il potus) vive praticamente in acque putride e non si è mai lamentato.

Sono le specie autoctone, però, che pongono più problemi. Nel cimitero vegetale di CasaIzzo ci sono edere rampicanti, girasoli, piante officinali, erbe aromatiche, aloe, fiori di ogni tipo e misura, rose fresche aulentissime, gerani da balcone (che mi dicono essere una specie resistentissima), saintpaulie (non so come si scrive ma son quelle piantine che te le regalano e dopo due giorni son morte).

Noi ci affanniamo a potare, pulire, innaffiare, vaporizzare. Carezziamo le nostre piante, le rinvasiamo, ci parliamo insieme. A volte le sgridiamo (quando ingialliscono di colpo per dispetto, o quando si spintonano l’una con l’altra sulle mensole), più spesso le consoliamo (quando Maya decide che deve assaggiarle tutte, anche quelle potenzialmente velenose).

Eppure ogni estate esige il suo terribile tributo di clorofilla, e giunti alle porte dell’autunno un’altro amico si trasferisce nei verdi campi dell’aldilà vegetale, dove non esistono vasi né potature, e dove la pioggia ricopre ogni cosa. Mentre scrivo queste righe Beniamino Placido viene accompagnato nel cassonetto della spazzatura. Lascia dietro di sé una scia di foglie secche e un vuoto proprio lì, tra la finestra le la poltrona Poang dell’Ikea.

Vi saremo grati se parteciperete al nostro dolore, e se ci consigliaste quale altro amico vegetale potremmo adottare per sistemarlo in una zona luminosa (ma non luce diretta), leggermente sopraelevata e parecchio calda.
Un amico vegetale dall’aria tosta, che resista anche alle torride estati torinesi.
Che duri quattro o cinque anni. Almeno.

Comments Closed

8 risposte a “BENIAMINO PLACIDO R.I.P.”

  1. Un bell’ibisco che da tanti fiori e ama i climi caldi. L’unica cosa è che va bagnato con una certa frequenza
    In alternativa una dracena

  2. Io mi sono data alle piante grasse, ed ho scoperto che ce ne sono anche di quelle che non sono un cilindrotto puntuto. Ve le consiglio.

  3. Salutando calorosamente il vostro Beniamino, vi propongo un ficus elastica, particolarmente adatto alle condizioni sopra descritte. Abbracci

  4. fiori secchi. sono veri, ma soo già secchi.

    r
    ps: da me muore tutto, ma io non ho scuse. sono incostante anche in quello.

  5. e infatti manco a dirlo per il nostro fulgido settimo anniversario di matrimonio, abbiamo ricevuto un sostituto: BENIAMINO GIGLI. Lo rinvaseremo domani, nello stesso, beneaugurante, vaso di B. PLACIDO

I commenti sono chiusi.