ABBIAMO FATTO TRENTA

Dustin!Il Torino Film Festival, trentesimo anno. Ogni volta, sempre di più, un tripudio di code, istruzioni diaboliche per ritirare ulteriori titoli di ingresso una volta che hai già penato per ottenere un abbonamento, pasti ingoiati al volo, corse per raggiungere le sale, momenti di disappunto, incazzature e solidarietà con i propri simili. Il popolo del festival, hipster dai 18 agli 80 anni: i più giovani si distinguono per i piercing in zone improbabili del viso, i più vecchi per la divisa consistente nel trench stazzonato e una cascata di capelli bianchi lunghi raccolti in coda (gli uomini) e il look da Maria Adriana Prolo (le donne). I film. Alla fine il motivo che ti spinge ogni anno a venire, programmando almeno una giornata di full immersion in sala. Ogni anno c’è IL FILM, quello che più di ogni altro vorresti vedere. E che in nessun caso riuscirai a vedere perché i biglietti saranno esauriti, perché lo replicano solo il martedì mattina o simili. Quest’anno tocca a Holy Motors di Leos Carax, ambitissimo e irraggiungibile. Toccherà scaricarlo.

Per il resto, ecco le mie considerazioni per voi cinefili in ascolto.

MANIAC di Franck Khalfoun
Se possibile vi consiglio di non vedere questo film la mattina subito dopo colazione come ha fatto il sottoscritto. Remake del cultissimo film omonimo di William Lustig, non fa rimpiangere il clima soffocante e perverso del film originale. Si aggiunge una patina trendy (musiche, mood e location prese di peso da Drive), si usa con intelligenza il trucco di girare il 95% del film in soggettiva e si chiama Elijah Wood a interpretare un folle che accoltella giovani donne e strappa loro lo scalpo per pinzarlo sulla testa calva di manichini. Detto ciò, è presto chiaro che il film è un festival di sangue, coltelli, rasoi e mannaie usati in modo creativo. Disturbante forte, senza pietà per lo spettatore e… chapeau a padron Frodo per aver accettato il rischio di un ruolo così malato. Astenersi stomaci deboli, ovviamente.

QUARTET di Dustin Hoffman
Pensate a Downton Abbey + Cocoon + una vagonata di musica classica. Intrigati? No? Peccato, perché il primo film da regista di Dustin Hoffman è da non perdere. E non solo per la solita, immensa Maggie Smith. Tutto il cast, formato da anziani attori e anziani veri musicisti e cantanti d’opera, è perfetto nei tempi comici e il film riesce ad essere una divertente commedia sentimentale sulla terza età. C’è la vecchia cattiva, la vecchia smemorata e fragile, il vecchio pomposo gay, il vecchio che con la scusa dell’ictus ci prova, il vecchio quello normale che dovrebbe dare il punto di vista sensato al film. Ci sono anche dei ragazzini che suonano per divertire i vecchi. Applausi convinti.

WRONG di Quentin Dupieux
Oggetto filmico non identificato e – confesso – il film che vorrei girare io se non fossi un pigro dal culo pesante. Un uomo perde il suo cane. Nonostante sia stato licenziato va a lavorare in un ufficio in cui piove costantemente sulle scrivanie. È perseguitato da un giardiniere pedante, un vicino che non riesce ad ammettere di amare lo jogging e da un guru della telepatia canina che gli mette a disposizione un detective che analizza i “ricordi” degli escrementi canini. Follia totale, molto francese, tra Gondry e Edika (per chi ricorda i suoi fumetti), Wrong è delizia pura, ma per intenditori. Musica di Mr. Oizo (che poi è Dupieux con il suo nom de plume).

BOBBY YEAH di Robert Morgan
Tra Lynch, Svankmajer, Chris Cunningham e il primo Cronenberg, un corto a passo uno fatto con la plastilina. Ovviamente è il film più disturbante della giornata, con personaggi sporchi di sangue e materia indefinita in continua e disgustosa mutazione, intenti a testare lo stomaco dello spettatore con emissioni di fluidi, crepitii e muffe. Io l’ho adorato e l’ho trovato poetico e geniale. Ma io sono malato. Quindi giudicate voi.

TOWER BLOCK di James Nunn & Ronnie Thompson
Qui siamo dalle parti di Carpenter in un tesissimo thriller/horror dalle premesse molto seventies (un cecchino misterioso uccide gli abitanti dell’ultimo piano di un palazzone di periferia in via di demolizione) che però ha uno sviluppo alla Misfits, con abbondanza di chavs e accenti assurdi. C’è anche dello humour, ma alla prima testa che esplode schizzando sangue e materia grigia ovunque vi ritrovate incollati alla punta della poltrona fino alla fine. E occhio alle sparachiodi!

THE LORDS OF SALEM di Rob Zombie
Che Rob Zombie si sia fumato il cervello è cosa nota, ma ciò non gli impedisce di regalarci piccoli capolavori horror, solitamente secchi e brutali. La cosa fastidiosa è che lui ha studiato e si vede, dissemina citazioni di film muti a iosa, prepara una colonna sonora sconvolgente che unisce Mozart e i Velvet Underground e concepisce questo viaggio psichedelico che parte come un film di Mario Bava (la maledizione della strega bruciata viva etc. etc.), continua come un superclassico alla Carpenter e deraglia in modo ipnotico, allucinato e ossessivo verso atmosfere pericolosamente a metà tra Stanley Kubrick e Ken Russell. Blasfemia, donne nude e sporche tra i 70 e gli 80 anni, dèmoni che si richiamano a Haxan di Christensen (il solito cinéphile) e un delirante suicidio di massa completano il quadro. Interessante, ma poco digeribile, ve lo dico.

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2 risposte a “ABBIAMO FATTO TRENTA”

  1. io l’ho visto ciccacicca!
    da vedere assolutamente holy motors.
    strabiliante.
    ne esci contorto.
    (e scopri di starci pure bene)

    suggerisco anche tabu di miguel gomes.

    e se ti sei perso sottodiciotto (ma perché è così snobbato? forse perché non è di moda, trendy e cool come il tff?!?)ti consiglio anche “confessions” di tetsuya nakashima.

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