UN POST VELOCE VELOCE

Per vari motivi, ma soprattutto essenzialmente perché:

  1. Con due post così lunghi in home page il template non è bello
  2. Meglio evitare di lasciare in primo piano vagine dentate e simili
  3. Fa bene al cuore esercitarsi a scrivere qualcosa sempre (anche la lista della spesa)
  4. Non ho tempo per raccontare nulla di nuovo
  5. Lo spinning mi chiama

Spero di essere ancora vivo nei prossimi giorni per un dettagliato resoconto delle mie attività aerobiche.
In caso contrario: thank you, namaste & good luck!

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CULTURA GENERALE GENITALE

Premessa: oggi è lunedì. Un pessimo lunedì. Stavo cercando uno spunto di distrazione, un motivo qualsiasi per sorridere. L’ho trovato in Google Analytics. I primi tempi che usavo Google Analytics veniva fuori che la gente arrivava qui cercando il mio nome (ovvio), la parola “lambascione” (un po’ meno ovvio e anche un po’ inquietante) e l’espressione “cultura generale” (come da sottotitolo di questo blog). Poi non ci son più passato per un sacco di tempo. Ora che le chiavi di ricerca sono centuplicate, le cose si fanno interessanti.

So che c’è chi, questi post, li compila molto meglio di me. Vi prego ugualmente di farvi una sana risata in mia compagnia. Se vi riconoscete in qualche chiave di ricerca (cioè, se avete fatto voi quella ricerca), contattatemi in privato che vi passo il numero di uno specialista.

a quanti anni crescono i denti nella vagina
sicuramente a 42!
sculacciata ad una festa
perché no?
sperma sulla tastiera
può capitare se esageri con youporn…
corsi per necrofori
incredibile…
accademia crusca io sto tu stai
egli sta!
7 anni non crescono gli incisivi laterali
…son problemi
accumulo grasso capezzoli
è la vita
ospedale porno
quanto hai ragione
aloni arancioni sotto gli occhi
troppo succo di carota?
amicizia peter pan trilly
molto ambigua
burocrazia dopo decesso in famiglia
troppa
caccole in gravidanza
mi risulta che ci siano comunque
cagare ovunque
…cagare sempre!!!
cefalea a grappolo molto sporca
mi domando se ce ne sia una pulita…
ci sono gloryholes a londra?
bella domanda… penso di sì!
cinesina scopata
ti piacerebbe
collezzione di foglie di eucalipto
si scrive con una zeta sola, ma poi che diavolo di collezione è?!?
come fare per emettere starnuti
forse basta… starnutire?
come lavare il latex
pervertito
come limonare per la prima volta
scrivi a pietro.izzo@gmail.com
come riporre le scarpe in cantina
ordinatamente, su tanti ripiani in legno di cedro profondi 22 cm
come usare pompe per pene per masturbarsi
di solito hanno le istruzioni
cultura generale di moda
beh certo, se è demodé non serve a nulla…
decorazioni natalizie con mollette bucato
le facevo all’asilo!
dirimpettaia nuda
a volte capita
donne con tettone con uomini baffuti
magari!!!
fare un orlo a mano
non è poi così difficile, ma con la macchina da cucire viene meglio
fiche che spruzza
spruzza è singolare, non troverai mai quello che cerchi, se fai così!
foto cadavere elvis
sei malato
foto di masticatori di chewing gum
sei… idiota?
foto fumetti pornografici in ospedale
non so se li vendono, nell’edicola dell’ospedale
frattura piede fetish
nulla è eccitante quanto un piede ben fratturato
frustate fanno bene all’epilessia?
non sai quanto!
gatta 12 anni improvvisamente sporca sul letto perchè?
sono i grandi quesiti irrisolti della storia. Chiederemo a Giacobbo
gengive cavernose
ma dài…!
gli spermatozoi vivono sulla carta
se è per quello, vivono un po’ dappertutto
grandi bevute di piscia
so che le fa Eleonora Brigliadori
i telegiornali italiani fanno schifo
te ne sei accorto anche tu?
imprese funebri più famose d’italia
c’è una classifica? Interessantissimo!
le donne tettone hanno più latte
non saprei, chiederò a chi di dovere…
lo sperma fa male alle corde vocali
non mi risulta assolutamente!
mangiare le caccole causa disturbi
in realtà previene le malattie di stagione
masturbazione diversamente abili
non avete ritegno
moglie cazzuta
assolutamente sì!
odore di digitale nel latte
poesia surrealista
perchè nel corpo umano c’è un eccesso di muco
chiediamolo a Elio
pettegolezzi su alvar aalto
guarda, ho sentito che l’altro giorno l’hanno visto uscire con la Marini…
piedi femminili che puzzano molto
non lo vuoi veramente
pucca a punto croce
questa forse l’ho cercata io
scuse da dire alle madri per marinare la scuola
che tenerezza
suoni di scorregge da ascoltare
sei simpaticissimo!!!
teoria del caos camera letto
nella mia, di sicuro!
trigemino eiaculazione momento
…ma perché?
wallpaper nikola tesla
vorrei sapere chi si mette la foto di Tesla sul desktop
youtoub pisciate nei boschi
bucolico illetterato (però youtoub è geniale)
yum yum scarpe
guarda che non sono buone da mangiare
zio bonino
oh yeah!

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FACEBOOKMANIA: LA STORIA SI RIPETE

Internet va a tendenze, questo si sa. Ci sono le meteore (le mode passeggere, tipo Muxtape) e i trend più duraturi. Per chi, come me, volente o nolente ne fa un lavoro e un oggetto di studio, è una cosa risaputa. Ad esempio, da tre o quattro mesi (un’eternità, sul web) la tendenza più cool è essere su Friendfeed. Perché Friendfeed è secco, senza fronzoli, raccoglie il tuo lifestream (tutto ciò che pubblichi su blog, Flickr, Twitter, YouTube e simili) in un unico posto, permette l’inserimento di commenti e favorisce conversazioni inimmaginabili in altri luoghi.

Ora, questo è indubbiamente bello e interessante. Gli sperimentatori sono tutti lì, tant’è vero che persone che prima bloggavano o twittavano molto non lo fanno più: vanno direttamente a postare su Friendfeed (è ipnotico, giuro… sembra di essere in una enorme e continua blogfest dove tutti parlano con tutti). Ma – appunto – Friendfeed è frequentato da un’avanguardia di “tipi da blogfest”. Tutti gli altri, quelli che ormai hanno assimilato blog, Flickr, YouTube perché bene o male sono patrimonio mediatico comune, dove vanno?

Sorpresa, sorpresa. Vanno su Facebook. Ci siamo affrettati troppo ad etichettare quel network come idiota e demoniaco. Su Facebook ci vanno i delusi di MySpace. Ci vanno i blogger che prima lo disprezzavano ma “ora che ha cambiato interfaccia è molto più sensato” (è vero, by the way). Ci vanno i colleghi di lavoro. Ci vanno gli amici del calcetto. E prima che tu te ne accorga, santo dio, su Facebook ci va persino tua zia! Dicono addirittura (sia ben chiaro, io a questa statistica credo molto poco) che le applicazioni sociali hanno superato il porno sul web. La notizia è di un anno fa, ma si sa che qui da noi le tendenze americane arrivano con un po’ di ritardo.

Qui si tratta veramente di una reazione a catena. Nel mio caso: Facebook inizia come d’incanto ad essere utilizzato da alcuni colleghi di lavoro. Improvvisamente si stabilisce una rete parallela, una società massonica di persone che – se va bene – si parlano dal vivo in ascensore, ma che su Facebook si scambiano battute e attestati di stima. Scopri cose che non sapevi delle persone che vedi tutti i giorni. Cominci ad arricchire il tuo profilo, ci prendi gusto, e intanto arrivano mille richieste di amicizia da gente che non conosci. Sono gli amici degli amici.

C’è chi non aggiunge contatti che non conosce personalmente. Io, per me, sono ecumenico. Aggiungo chiunque, tanto ci sono i filtri per “gruppi di amici” e io ho creato un simpatico gruppo “Sconosciuti” (oltre ad almeno dieci altri gruppi). E’ persino scemata un po’ l’iniziale viralità idiota di Facebook (quella, per intenderci, dei giochini spammati a tutti i contatti). Se un tempo ci si poteva lamentare di vampiri, zombi, lotte coi cuscini e simili, ora va decisamente meglio. La gente ha imparato la funzione del tasto “Skip” e del tasto “Ignora”.

Persone insospettabili cominciano a parlare bene di Facebook, e alla fine mi trovo di fronte ad un articolo come questo, che dice più o meno quello che penso anche io e che propone una illuminante applicazione, la Friend Wheel. Con la Friend Wheel scopro, per fare solo un esempio, che il mio amico Luca Morellato (uno dei protagonisti di Souvenir) è amico anche di Guido Catalano! Lo avrei mai saputo senza Facebook? Non lo so, anche perché non son persone che vedo ogni giorno. Ma mi fa piacere saperlo.

Facebook ha le carte in regola per sfondare in modo trasversale, perché in fondo va bene ai socialmaniaci, che possono commentare tutto ovunque (e comunque la nuova interfaccia ha imparato la lezione da Friendfeed) e va bene ai pigri, che non hanno più bisogno di mail, chat, blog, Flickr, YouTube, LastFM e via dicendo, tanto hanno più o meno tutto lì dentro. E questo rende Facebook il lougo ideale per fermarsi a cazzeggiare (o, se vogliamo dirla in modo cool e 2.0, per affidarsi alla serendipity).

La ricetta di Facebook sembra misteriosa, ma non lo è. Racchiude ingredienti che vengono da diversi contesti e diverse epoche. Banalizziamo un po’ (ché tanto qui vien sempre comodo): c’è stata la preistoria del web (Tim Berners-Lee, il W3C e compagnia cantante); la sua età antica (Gopher, Lynx, ipertesti, BBS); l’età barbarica (Mosaic, HTML e grafica accostati a cazzo); il medioevo (Geocities e simili); il rinascimento (mailing list, forum, i gruppi di Yahoo, la maturità dell’e-commerce); l’età barocca (la bolla di internet, i portali web, i folli investimenti sull’advertising on line); il neoclassicismo e l’illuminismo (la bolla che scoppia, le prime avvisaglie di read-write-web e i primi blog); il romanticismo (la blogosfera del periodo aureo); il positivismo (il web 2.0 è nostro amico e risolve qualsiasi esigenza, sempre). Adesso la metafora non mi torna più tanto bene, perché dopo il positivismo non so cosa mettere.

Siamo nel decadentismo? Nel periodo delle avanguardie? O siamo già arrivati al postmodernismo? Comunque quel che volevo dire è che Facebook raccoglie briciole di attività, gesti e interrelazioni da tutte le web-epoche precedenti. E in un mondo che di memoria ne ha poca, a me sembra già qualcosa.

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LED BLU GIGANTI

Alla fine l’ho fatto. Sono entrato nel negozio D-Mail l’altra sera, in un momento libero da preoccupazioni. D-Mail, per chi non lo conoscesse, è il paradiso dei gadget cheap and trash. Un paradiso che sembra molto allettante sui loro cataloghi cartacei (Bracciale magnetico per fai da te! Set di teglie in silicone! Telecomando universale a forma di rivoltella Colt!), un po’ meno allettante sul loro sito web (dove però spuntano simpatici dildo “per massaggiare cervicale, schiena e punti doloranti”), decisamente inquietante quando ti presenti in negozio.

Il negozio in sé è piccolo, tutto quello che vedi nei cataloghi è ammassato su pochi polverosi scaffali e – come si può presagire appena entrati – non c’è nemmeno tutto il campionario. Ci può stare, dato che è una ditta che fa business soprattutto per corrispondenza. Però ti prende un senso di chiusura. Ti sembra di non respirare bene. Anche perché, insieme a te, nel negozio, ci sono cinque anziani, un paio di coppie di trentenni e due commessi. Non ci si può muovere.

Gli anziani di sesso femminile si accalcano in prossimità dello scaffale che offre miracolose ciabatte di pelo autoriscaldanti e meccanismi di eject automatico per poltrone troppo affossate. Gli anziani di sesso maschile hanno occhi solo per il “grattaschiena Gigolò” e per le fruste in similpelle. Le donne sulla trentina sono affascinate dagli accessori cucina più improbabili (lo svita-stappa-spacca-squarta-tutto). I loro compagni rimangono ipnotizzati dal “vulcano in eruzione” (una finta lava-lamp portatile) o dal temibile aspirapolvere USB.

Io, per me, mi limito ad acquistare velocemente quello per cui sono entrato. Una sveglia imponente con le cifre dell’ora riportate da led blu giganti. Proprio così. Led giganti. Roba che nemmeno in un concerto dei Daft Punk. Se vogliamo trovare un difetto a questa sveglia, sta nel fatto che i led giganti sono invariabilmente blu. Sarebbe stato ancora meglio se dal blu fossero passati al porpora, al magenta, al rosso, al giallo, al verde acido, al ciano e infine di nuovo al blu.

L’ho piazzata sul mio comodino, stanotte. I led blu giganti hanno dato a tutta la stanza da letto un’atmosfera da film di fantascienza di serie Z. Per dormire devo girarmi dall’altra parte, altrimenti il mio campo visivo viene completamente occupato dall’ora esatta, segnalata da quei giganteschi led. Blu. Ma ne vale la pena. Adesso so sempre che ora è. Anche quando mi trovo a 20 metri di distanza.

Non resta che verificare quanto tempo lascerà passare Stefi prima di lanciare la mia sveglia a led blu giganti fuori dalla finestra.

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ODORE DI PIOGGIA E WASABI

Quando esci affamato da un film moderatamente del cazzo come Hancock (come temevo, bello fino ad un certo punto e poi decisamente stridente) ci sono diverse opzioni. Puoi mangiarti un panino veloce, una pizza o – se ti trovi a Torino in zona Portanuova – lasciarti affascinare dal giapponese più marcio che possa esistere. Che poi non è nemmeno un vero giapponese, è più un ibrido sino-giapponese che mescola sushi e untuosità varie innaffiandole con tanta Kirin.

Ma, come ho detto, è una questione di fascino. Quel ristorante lì (non faccio il nome, tanto i torinesi in ascolto hanno già capito) è uno dei pochi che hanno il nastro trasportatore di piattini. E il nastro trasportatore, si sa, ipnotizza. Specie se abbinato ad una formula “Mangia tutto ciò che riesci a ingurgitare per 16,50 euro“. Sul nastro trasportatore passano, nell’ordine: ravioli al vapore, spiedini di gamberetti, wasabi, zuppa di miso, tirami su, riso saltato, vari tipi di maki e nigiri sushi, fette di anguria, pollo alla piastra, noodles, chele di granchio impanate e via dicendo. Tutto è organizzato in minuscoli piattini colorati che si impilano, vuoti, di fianco ala tua tovaglietta.

La sensazione è quella del non-luogo. Viene in mente subito il nastro trasporta bagagli degli aeroporti, per dire. Ti lasci andare a fantasie su piccole valigie messe sul nastro e omoni giganteschi che prendono le piccole valigie e le mangiano. La Kirin finisce. Ti rendi conto che mentre stai mangiando un (peraltro italianissimo e buonissimo) tirami su, sotto il tuo naso passano una decina di piattini ognuno con un singolo scampo fumante dentro. Ti viene anche un po’ da vomitare.

Esci con la sensazione di aver pagato 16,50 euro fondamentalmente per stare male. Come da contratto, comincia a piovere.
Un’altra tipica serata torinese.

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DI OGNI MIA ABITUDINE

Io sono molto abitudinario. Talmente tanto che più che abitudini le chiamerei manie. Anzi no, che ha un senso un po’ negativo. Diciamo: riti. Mi piace fare sempre le stesse cose, piccole cose. Su quelle più importanti non sono tanto abitudinario, anzi mi adatto, altrimenti andrei sempre in ferie nello stesso posto, mangerei sempre solo pasta in bianco o simili.

I miei piccoli riti quotidiani cominciano appena sveglio e vanno avanti fino a notte. Eccoli qua.

Poi ce ne sarebbero tante altre, magari legate ad altri contesti non immediatamente riconducibili alla quotidianità (es. se vado in albergo devo subito “fare mia” la stanza usando per primissima cosa il bagno). Ma non voglio tediarvi.

Vorrei invece sapere dei vostri riti. Così poi ci scrivo un libro e divento ricco.

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