LE GUIDE DI SCHMAP PRENDONO DA FLICKR

Che fare quando ci si vuole preparare un viaggetto in qualche bel posto turistico e non? Si possono comprare le guide (es. le Lonely Planet) in anticipo, oppure si può fare un salto su Schmap. I ragazzi di Schmap hanno ideato un interessante player che permette di scaricare guide interattive dedicate a moltissime città dislocate nei vari continenti con illustrazioni prese da foto pubblicate in licenza Creative Commons su Flickr. Ve lo dico anche perché, nella recentissima guida della città di Cannes, hanno usato una mia foto…!

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LOSTMANIA: LA FINE DELLA SECONDA SERIE

VEDERE
Lo so, non dovrei dire nulla perché la maggior parte di chi legge ha appena finito di vedere l’ultima puntata della prima serie di Lost su Rai2 ed è già abbastanza arrovellato sulla botola e cosa si nasconde lì dentro, sulla zattera, su Walt, su "gli altri", e su cosa accadrà a Sawyer. Abbiate fede: la seconda serie risolve tutti questi interrogativi (nel tempo) e ne pone altrettanti, se non molti di più, nel corso delle sue 24 appassionanti puntate. Peccato che nel season finale andato in onda questa settimana io sia rimasto con ancora più interrogativi nella testa rispetto alla prima serie! Non rivelerò nulla che possa rovinare la sorpresa, in ogni caso lo scrivo in bianco, per rispettare chi non vuole sentire nemmeno un riferimento, ma… Chi cazzo è ‘sto falso Henry Gale alla fine? Dio, quanto mi fa incazzare! E che fine faranno Desmond, Eko e Locke? Chi sono i Widmore, e hanno qualcosa a che fare con la Dharma Initiative? Riusciranno Michael e Walt a fuggire? Cosa succederà a Sawyer (che ha trovato la "mappa a memoria" di Locke), Kate e Jack? E Sayid, Jin e Sun? Me li lasciate lì, così, a bordo di una barchetta? Ma soprattutto che ruolo ha Libby in tutto questo? Si prevedono molti flashback esplorativi su di lei nella terza serie… [Evidenziare il testo precedente per leggere]. Insomma, Adesso mi toccherà per forza di cose attaccarmi a Lostpedia ogni volta che esce una teoria nuova, o trovarmi con Suz in oscuri meandri taurinensi per sussurrarci vicendevolmente nuove e misteriose teorie. E poi ci sono cose che sono state un po’ lasciate in sospeso fin dalla prima serie. Tipo: vorrei saperne di più sul fumo nero. Sulla Black Rock (la barca) e su come è finita lì… Insomma. Uffa. E adesso?

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QUANDO VOGLIO, DI FILM NE GUARDO A PACCHI

Vai con il post a punti su quanto di buono ho visto in DVD nelle ultime settimane… Al cinema purtropo ultimamente ci sto andando meno, e al massimo vi posso dire cosa ho intenzione di non perdermi nei prossimi giorni/settimane/mesi: Volver, Il codice Da Vinci, Marie Antoinette, X-Men 3, Babel, La casa del diavolo, Il presagio (remake), Cars, Sin City 2).
A HISTORY OF VIOLENCE
L’ultimo Cronenberg con Viggo Mortensen, tratto da un fumetto serio, geniale. Genere noir ultra-classico, assolutamente atipico per Cronenberg, però incisivo, secco. Una storia magari anche poco originale (il protagonista sarà chi dice di essere o sarà veramente un assassino?), ma risolta filmicamente in modo originale. Geniale il finale, nel silenzio familiare. Esplosioni di violenza trucidissima collegate ad una storia per certi versi anche molto tenera. Nudi (di Maria Bello) a go go che rendono il film appetibile anche per gli appassionati del pilu… 
ME YOU AND EVERYONE WE KNOW
Spinto dall’entusiasmo di Léaud, non posso che certificare: un film geniale. Una regista (Miranda July, anche stralunata protagonista) che propone un’ottica femminile sull’amore, sul sesso e sulla ricerca di un partner. Il tutto risolto in modo surreale e anche un po’ malato (vedi gli accenni pedofili che fanno pensare ad un’altra commedia acida come Happiness di Solondz) ma sempre con ironia. Le storie e gli accoppiamenti sono sensazionali. Irritante in molti punti ma di quell’irritazione che fa sorridere. Assurdo. Fantastico. 
DEMONI
Il cult anni 80 con Natasha Hovey (meravigliosa donna bambina), rivisto in questi giorni, assolutamente fantastico. Lo splatter è a mille, e del resto quello era il periodo d’oro. Ogni volta che si vede un démone parte a palla la musica di Saxon, Motley Crue, Iron Maiden, AC/DC (sapete no, quando c’era la mania che i film horror dovevano per forza avere la musica heavy metal). Recitato di merda, in più di un passaggio suscita una sana risata involontaria. Ma gli effetti speciali, l’idea di base, la regia e il montaggio sono da applauso. E del resto il buon Lamberto Bava è figlio di tanto padre… 
GOONIES
Dio santo, ma ve li ricordate i Goonies? Presi a prezzo stracciato in un Blockbuster e mai visti se non al cinema quando avevo 14 anni….! Bisogna superare il fatto che i maledetti mocciosi urlano in continuazione per tutto il film, ma a parte questo è tutto assolutamente fantasmagorico! Che figata… i cunicoli, le gallerie, la ricerca del tesoro, i "tipi" della serie "il ciccione con la r moscia", "l’orientale inventore", "il ragazzino tamarro stile elvis", "quello con l’inalatore per l’asma" (che poi è il mitico Sam Gamgee del Signore degli Anelli)… Non ne fanno più di film così. Questi sono i film che ti fanno stare bene. E non dimentichiamo il pezzo di quella gran gnocca di Cindy Lauper!
MR. E MRS. SMITH
Delirante blockbuster con Brangelina (ormai sono una persona sola) assolutamente inverosimile e sopra le righe, come piace al box office globalizzato. Non posso certo negare, però, che tra un’esplosione e l’altra ci sia la scena "calda" che ti fa capire perché il bel Brad abbia deciso di ingravidare la sexy Angelina. Se le danno di santa ragione in cucina in salotto e persino nel ripostiglio, scardinando tutti i mobili di casa e ovviamente dopo il pestaggio si rendono conto che in realtà si amano ancora e trombano sanguinosi e sudati: imperdibile!
SAW 2
Doveva essere più splatter del primo, ma alla fine ti mette tristezza. Sfrutta per un’ora e mezza una singola idea, per di più non originale (dato che è la stessa del primo film) e mette tutte le vittime nella stessa casa blindata in un gioco al massacro un po’ troppo The Cube. Psicologia zero (o, se c’è, è da quattro soldi), splatter molto all’acqua di rose (quanto era meglio la scena della sega nel primo Saw?), estetica da videoclip che fa venire mal di testa dopo 5 minuti. Colpo di scena finale da far rotolare le palle sotto il subwoofer.
IN HER SHOES
Temevo il lacrima-movie, e invece no. Cioè, è chiaro che un film basato su due sorelle diverse tra loro che si allontanano e poi si riavvicinano grazie all’aiuto della nonna mai conosciuta è un classico film da donne. Ma Curtis Hanson non ha perso la mano santa (ricordiamoci sempre di Wonder Boys), e il film è divertente, ben scritto, ben recitato e la lacrima c’è solo nei momenti giusti (eticamente giusti). Il plus che comunque batte tutto: plurime visioni di scorci delle natiche di Cameron Diaz.
FURORE
Poi mi accusano di prediligere il cinema di papà. Ma alla fine è così. Ti devi disintossicare dall’estetica clip/game unidimensionale del 90% del cinema odierno e rifugiarti in John Ford. Proprio io, che non l’ho mai amato molto (a parte il mitico Sentieri Selvaggi), mi ritrovo a piangere sulla storia di Tom Joad e della sua famiglia al tempo in cui l’America per qualche anno era diventata il terzo mondo. Potente, giusto, vibrante, moderno più di qualsiasi film del 2006. Con il mitico finale tagliato nell’edizione italiana "We’re the people that live. They can’t wipe us out, they can’t lick us. We’ll go on forever, Pa, ’cause we’re the people". Immenso.

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RASSEGNA LETTERARIA DEL MOMENTO

Perché non si dica che ho smesso di acculturarmi (e chi mi conosce sa che ho sempre almeno un libro con me), ho deciso di prendermi un attimo per fare qualche microrecensione su letture, visioni e ascolti fatti nelle ultime settimane. Cercherò di risolverla in tre post, quindi: il primo è dedicato alla carta stampata…
Cavie di Chuck Palahniuk: assolutamente morboso, rivoltante e pesante, sorta di Decameron mescolato con il peggior De Sade, è un libro che riesce a fare lo stesso effetto del Salò di Pasolini (e ce ne vuole, cari miei)… Soffocante ancora più di American Psycho, ci ho messo un bel po’ a finirlo. Ma tra gole squarciate, amputazioni varie, genitali divorati, cibo avariato, interiora sparse e quant’altro, c’è sicuramente una genuina passione per la fabula che ti tiene incollato alle pagine.
Indecision di Benjamin Kunkel: un libro simpatico, che attualmente sta andando per la maggiore (non mi spiego molto il perché). Attirato dalla promessa di una sorta di Bridget Jones al maschile, ho appurato che si tratta invece di un libro anche intelligente, un po’ furbetto, che qualcuno ha voluto proporre come "libro generazionale" (ma c’entra poco sia col Giovane Holden che – per dire – con Generazione X di Coupland). Però è divertente, e il protagonista è uno dei personaggi in cui più ci si può riconoscere oggi. Magari Zach Braff ne farà un film. Sarà un mezzo successo.
Extremely Loud and Incredibly Close di Jonathan Safran Foer: preso sulla fiducia, assolutamente geniale nella tecnica di impaginazione. Un libro raccontato dal punto di vista del protagonista di 9 anni (simile in un certo senso allo Strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Haddon) con una straordinaria tecnica affabulatoria che mescola parole, immagini, flip-pages, brani di diario e lettere. Come Indecision, è un libro che fa i conti con l’11 settembre, che – almeno in letteratura – ha dato uno "stop-reload" alla creatività. A proposito, faranno sicuramente un film anche da questo, e la persona più indicata a dirigerlo sarebbe… Michel Gondry!
Le regole del gioco di Will Eisner: lo zio Will (come lo chiamano i cultori) è l’inventore del graphic novel. Questo (assieme ad un altro analogo, La forza della vita) è un vero romanzo americano, che parla di immigrazione, di discriminazione, di convenzioni sociali e di violenza domestica. Pari ai grandi classici della narrativa americana. Eisner traccia la storia di un secolo con un gusto veramente particolare per i dettagli rivelatori. Magistrale. Subito passati a Léaud che in cambio mi ha prestato Cinema Panopticum: decisamente a metà tra un libro e un film (espressionista, ovviamente).

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APOGEO ONLINE NON SI RENDE CONTO

Un po’ di autopromozione, che non guasta mai. Non ricordo se l’ho mai fatto presente al mondo, ma da un paio di mesi mi diletto a scrivere per Apogeo Online (c’è anche il link diretto a tutti i miei articoli). Ora, sembrerebbe da questo messaggio tentativamente pubblicitario che questo post debba far guadagnare qualche accesso ai miei articoli su Apogeo. In realtà è esattamente il contrario. Se per il primo articolo ho ricevuto una telefonata di plauso dalla nonna (sì, surfa il web anche lei) e per il secondo sono stato citato come "l’esperto Pietro Izzo" da Anna Masera su La Stampa del 24 aprile, per il terzo sono addirittura stato fermato per strada (per la serie "ho letto il tuo articolo su Apogeo stamattina, bello!"). Di conseguenza, posso dire con cognizione di causa che sono gli articoli su Apogeo che dirottano su questo blog un traffico che prima non c’era. Gente convinta che io sia un serio studioso del web e si rende immediatamente conto di quanto sono demente. Adoro tutto ciò.

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TORINO COMICS E LA MIA PLAYMATE DEL MESE

E’ lunedì. Ho appena accompagnato al treno la Stefi che fibrilla per il suo corso settimanale a Milano. Ora sono solo, con tutte le serate già impegnate da più di un mese, ovviamente…! Il weekend pesantuccio si è risollevato da sabato sera (sonnellini e 22ma puntata di Lost) a domenica, con visita a Torino Comics in compagnia di Léaud. A parte sfrucugliare in mezzo a polverosi fumetti vintage e ammirare i cosplayers vestiti da Lady Oscar, Gundam e quelli del gruppone di Star Wars, sono riuscito a sputtanare un po’ di soldi in arretrati di Dampyr e Julia, graphic novels di Will Eisner, una monografia su Stefano Tamburini (mitici quelli del Coniglio!) e meraviglia delle meraviglie… un oggetto di culto che cercavo da diverso tempo: il numero di Dicembre 1970 di Playboy Magazine! Bello, tutto incellofanato, con la playmate del mese nel paginone centrale e la coniglietta natalizia in copertina! Ognuno di noi dovrebbe avere in casa il Playboy del mese di nascita. Non riesco a spiegare perché, ma è così. Poi, tanto per non smentire la regola del contrappasso, per la gioia ho perso la giacca, caduta in terra e risucchiata in qualche banchetto di japan toys. Me l’avrà rubata un cosplayer.

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