IL PATTINAGGIO ARTISTICO E’ DA GAY?
Mai come durante queste olimpiadi sto temendo che il mio lato gay prenda il sopravvento. Tutti guardano lo sci e il bob, e io mi sparo le ore di pattinaggio artistico in coppia e singolo (rigorosamente maschile, ovviamente). Tra l’altro mi monta la commozione quando pattinano sulle arie di Puccini come i bronzi cinesi Shen e Zhao, il che non fa solo gay ma fa decisamente vecchia checca raffreddata (un bacio virtuale a chi indovina la sottile citazione). Mi piglia male quando si schiantano in modo pazzesco come la Zhang che poi però si riprende e si merita l’argento. La motivazione recondita per cui mi trovo a seguire il pattinaggio e a diventare improvvisamente esperto di quadrupli toeloop e tripli axell (il salto, non il blogger) è forse che il pattinaggio di figura è un alibi "sportivo" per il fatto che mi piace la danza? Boh. Sta di fatto che a volte la gente ha dei rimpianti, cose che non ha fatto o non è stato e che non potrà più essere. Io ho rimpianti assurdi, un po’ camp, come questo: non essere un pattinatore bravo come Daisuke Takahashi con le sue sequenze di passi apparentemente scoordinati, non avere quella la bellezza diafana e atletica di Stefan Lindemann e soprattutto l’attitudine trash di un Brian Joubert che pattina sulle musiche di James Bond o l’eccellenza assoluta (purtroppo non adeguatamente premiata) di Anton Kovalevski che ha presentato un programma spettacolare su musiche di Astor Piazzolla. Già: temo che il mio tifo per i pattinatori rappresenti semplicemente il rimpianto per il tipo di uomo che avrei voluto essere e che non avrei mai potuto essere: un esile, agile e sinuoso danzatore col ventre piatto e i muscoli tonici. Fortunatamente, piaccio lo stesso anche se sono un po’ sovrappeso. E nella mia testa danzo e pattino come una star di Holiday on Ice.
Tag: pattinaggio_artistico, toeloop, axell, olimpiadi
LUNGA VITA ALLA NUOVA CARNE
Dopo tutto, non c’è nulla di reale a parte la nostra percezione della realtà… Giusto? E lo schermo televisivo è la retina dell’occhio della mente.
Tag: videodrome
LA PATATINA TIRA…
Una volta ero un grande appassionato di pubblicità. Sarà anche per via del corso di studi. Poi ho imparato a disinteressarmene, per quanto possibile. Purtroppo lavorare nel campo della comunicazione, l’ho capito solo anni dopo, vuol dire nel 90% dei casi propinare balle ai propri simili e cercare di piegarli ad una certa visione della realtà. Però vorrei parlare di due cose che mi hanno colpito in questi ultimi giorni. Una è la pubblicità delle Amica Chips con Rocco Siffredi. Già il fatto che lui compaia in una pubblicità è degno di nota. Ma il fatto che pubblicizzi una patatina in qualità di "noto esperto del settore" è assolutamente geniale! Temo che lo spot non passerà inosservato, e che Ruini, il MOIGE e tutti i soggetti più diabolici della nostra triste società lo faranno sparire (così come avevano fatto con i manifesti che recitavano "La patata tira"). Rocco, in puro stile Hugh Hefner, ci assicura che nessuna altra patatina è "soddisfacente" quanto quella italiana. Io sono con lui al 100%. L’altra annotazione pubblicitaria riguarda Ferrero, che si è impadronita ahimè anche dei personaggi di Monster Allergy (chi mi segue da tempo sa che questo è un fumetto che apprezzo molto). Nelle merendine Ferrero si possono dunque trovare o il videogame o il primo episodio del cartone animato o un insulso portafoto. Mi sono trovato in un piccolo supermercato e ho pensato di procurarmi il pacco con DVD allegato. Follia! Vi dico subito che se siete incuriositi dal cartoon, dovrete passare una ventina di minuti a spulciare tra le confezioni, che ovviamente al 99% contengono il portafoto! Comunque sia, grande delusione. Il DVD è in realtà un Video CD a scarsa qualità e la trasposizione in cartoon del capolavoro di Artibani, Canepa, Barbucci e Centomo (pur non raggiungendo le vette di delirio del corrispettivo W.i.t.c.h.) è deludente, approssimativo e segnato da una linea troppo marcata nel character design. Per non parlare del fatto che condensa come minimo i primi 12 episodi del fumetto! … Fine dello spazio pubblicitario.
Tag: amica_chips, rocco_siffredi, pubblicità, monster_allergy, merendine
LE OLIMPIADI 2006 COME IL CARNEVALE 1976
Una serata con gli amici. Una cerimonia olimpica. Un po’ di elicotteri sulla testa che manco America Oggi di Altman. Un attacco di missili nemici su Torino che si rivelano essere i fuochi d’artificio finali dall’Olimpico. Nulla di male, la luce si vedeva da qua. Un bello spettacolo, alla fine. Non che possa compararlo con altri, dato che è la prima volta che accendo la televisione per seguire un programma del genere. Ma chi a Torino non lo avrebbe visto? Alla fine sono riusciti a rendere anche gli scettici olimpionici persone un po’ più orgogliose della loro città. E oggi? Torino è deserta. Il 20% della popolazione (che detiene il 60% della ricchezza) va a vedere le gare. Il restante 80% si fa perquisire fino alle mutande per entrare a dare un’occhiata allo Sponsor Village di Piazza Solferino. E’ una bella giornata, in fondo. Stare lì mi riporta improvvisamente ai carnevali in Piazza Vittorio di trenta anni fa, quelli con le montagne russe e lo zucchero filato. Si sente odore di mezza stagione nell’aria. Quell’odore un po’ di marcio, un po’ di affumicato ma non del tutto spiacevole che prelude al cambio di stagione. Speriamo che sia così.
AVANTI SAVOIA!
Dopo una mattinata passata in modo non del tutto piacevole, il vostro finto reporter preferito si reca poco dopo l’ora di pranzo in zona tedofori. La mia brillante idea: venire a lavoro passando da Piazza Albarello / Piazza Savoia… Con la mia fida macchina fotografica! E indovinate chi era il tedoforo che stava arrivando in quel momento in Piazza Savoia? Emanuele Filiberto (proprio lui, il principino dal look da fotoromanzo) con la sua fiammazza olimpica targata Pininfarina. Mi posiziono quindi in mezzo ai giornalisti di tutto il mondo, forte del mio accredito sgamato di giornalista olimpico… Vengo spintonato dal cordone di poliziotti in assetto da guerra e vengo schiacciato sul corpicione di un omone davanti a me. Dopo aver praticamente mangiato i capelli bianchi sulla nuca dell’omone, mi accorgo che praticamente sto inculando il principe senior Vittorio Emanuele! "Sua altezza, buongiorno…" mormoro, quando si gira e mi guarda malissimo coi suoi penetranti occhi di ghiaccio. Intanto le televisioni di tutto il mondo mi inquadrano mentre spunto dietro la spalla destra di Vittorio. Poi, mentre Gianni Riotta a un metro da me aspetta emozionatissimo la fiamma olimpica, arriva il principino. Le ragazze strillano EMANUELEEEEEEEEEEEEEEEEEEE e si sporgono per toccargli un boccolo. Io gli faccio mille foto (venute ovviamente quasi tutte malissimo) mentre lui distribuisce sorrisi smaglianti ovunque. Riotta riparte, tutti fanno capannello attorno ai Savoia (in piazza Savoia, che fantasia, neh?) e il vostro inviato se ne va, mormorando "SPQM: Sono Pazzi Questi Monarchici"…! Mentre mi allontano, una signora impellicciata dalla pelle simile ad una pergamena medievale si avvicina ad Emanuele Filiberto, lo carezza dopo essersi tolta il guanto di capretto bianco e gli dice "Per noi significa molto che voi siate qua oggi". E’ un momento. Si ferma il tempo. Brivido. Sono davvero diventato Enrico Bottini. Ampia documentazione fotografica stasera su Flickr.
Tag: olimpiadi, tedoforo, savoia, emanuele_filiberto
HAI PAURA DELLA PAURA?
La paura della paura. E’ un po’ una cosa vertiginosa. Solitamente uno ha paura, oppure non ce l’ha, di qualcosa di concreto. Eppure la paura della paura è quello che più spesso mi capita di sentire. La paura di una paura irragionevole, ovviamente. Perché se il pericolo è reale e attuale, mi sembra normale una sana reazione di allarme. Insomma, uno si applica tanto per vivere il più possibile aderente alla realtà ed ecco che quando meno se lo aspetta ricomincia a proiettare, ad avere paura per qualcosa che ancora non c’è. Con questo tipo di paura ti svegli la mattina, cerchi di combatterla tutto il giorno (perché è fondamentale disubbidirle) poi sei stanco e la sera ti prende l’attacco di panico. Paradossale. Che poi abbiamo un’aspettativa di vita superiore a quella dei secoli precedenti, ma siamo bersaglio inerme della paura che i media tentano di instillarci. E non è facile neanche lì, difendersi dalle continue immagini minacciose che sembrano ormai costituire la nostra unica realtà. Non è normale che quando avvii lo scooter per andare a lavorare la mattina pensi "al prossimo incrocio potrei avere un incidente e morire". Anche se, devo dire, il fatto di sopravvivere ogni giorno mi convince di essere, a conti fatti, una persona molto fortunata…!
